La Riforma del Terzo Settore

La riforma del Terzo settore, avviata con la legge delega del 2016 (legge 6 giugno 2016, n. 106), ha trovato compimento nell’agosto scorso (3 agosto 2017) con l’adozione dei relativi decreti attuativi e, per quanto più da vicino ci occupa in questa sede, dei d.lgs. 3 luglio 2017, n. 112 (di riforma della disciplina dell’impresa sociale) e del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (che contiene il Codice del Terzo settore).
In questo Codice troviamo, all’articolo 4, la classificazione degli  Enti del Terzo Settore (ETS):

• le organizzazioni di volontariato (ODV);

• le associazioni di promozione sociale (APS);

• gli enti filantropici;

• le imprese sociali, incluse le cooperative sociali;

• le reti associative;

• le società di mutuo soccorso;

• le associazioni, riconosciute o non riconosciute;

• le fondazioni;

• gli altri enti di carattere privato, diversi dalle società.

i quali, oltre a perseguire senza scopo di lucro attività di interesse generale, devono risultare iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore (di seguito RUNTS).

  • Ne discende che, ai fini dell’acquisto della qualifica di ETS, l’ente debba necessariamente:
    possedere i requisiti di cui all’art. 4 del Codice;
    svolgere un’attività o più attività di interesse generale di cui all’art. 5 del Codice;
    iscriversi presso il RUNTS.

Art. 5 Codice Terzo Settore

Si considerano di interesse generale, se svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio, le attività aventi ad oggetto:
a) interventi e servizi sociali ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni, e interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e alla legge 22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;
b) interventi e prestazioni sanitarie;
c) prestazioni socio-sanitarie di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2001, e successive modificazioni;
d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;
e) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, nonchè alla tutela degli animali e prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281;
f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;
g) formazione universitaria e post-universitaria;
h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale;
i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;
j) radiodiffusione sonora a carattere comunitario, ai sensi dell’articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni;
k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;
l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo e al contrasto della povertà educativa;
m) servizi strumentali ad enti del Terzo settore resi da enti composti in misura non inferiore al settanta per cento da enti del Terzo settore;
n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi della legge 11 agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni;
o) attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell’ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un’area economica svantaggiata, situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l’accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e l’obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre un’esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché di impegnarsi per il contrasto del lavoro infantile;
p) servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106;
q) alloggio sociale, ai sensi del decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008, e successive modificazioni, nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi;
r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti;
s) agricoltura sociale, ai sensi dell’articolo 2 della legge 18 agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni;
t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;
u) beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti di cui alla legge 19 agosto 2016, n. 166, e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma del presente articolo;
v) promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata;
w) promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici, nonché dei diritti dei consumatori e degli utenti delle attività di interesse generale di cui al presente articolo, promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all’articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53, e i gruppi di acquisto solidale di cui all’articolo 1, comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
x) cura di procedure di adozione internazionale ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184;
y) protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni;
z) riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata.

È opportuno, comunque, ricordare che gran parte delle modifiche fiscali, entreranno in vigore
dall’esercizio seguente al
– Via libera dell’Unione Europea
– E non prima di quando sarà operativo il Registro unico del Terzo settore (RUNTS).

 

OBBLIGO DI ADEGUARE GLI STATUTI

Il RUNTS entrerà in vigore nel 2019, ma a fasi distinte. Più precisamente:
Tutti gli enti associativi avranno 18 mesi di tempo dall’entrata in vigore della Norma (quindi fino al 3 febbraio 2019) per adeguare i propri Statuti alle nuove norme contenute nel codice del Terzo Settore.
– In linea generale, le disposizioni normative contenute nel titolo X del Codice entreranno in vigore solo dopo l’autorizzazione della Commissione Europea, oltre che dopo l’avvio del RUNTS;
– Viceversa, con riferimento ad alcune agevolazioni fiscali, la cui adozione non richiedeva l’intervento di specifiche autorizzazioni comunitarie, il legislatore delegato ha optato per un’anticipata entrata in vigore al 1° gennaio 2018 (art. 104, comma 1, del Codice).
Tra queste, le più importanti sono:
Il regime di deducibilità/detraibilità delle erogazioni liberali effettuate a favore degli ETS (art. 83 del Codice). Dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 30 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti del Terzo settore non commerciali di cui all’articolo 79, comma 5, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro.
L’importo di cui al precedente periodo è elevato al 35 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, qualora l’erogazione liberale in denaro sia a favore di organizzazioni di volontariato.
Il regime di esenzione da imposta sulle successioni e donazioni e dalle imposte ipotecaria e catastale sui trasferimenti a titolo gratuito effettuati a favore degli Enti;
– Agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie si applica esenzione dall’imposta di registro se hanno lo scopo di adeguare gli atti a modifiche o integrazioni normative

QUALE SORTE PER LE ONLUS?


Il fatto che nel nuovo Registro degli Enti del Terzo Settore non sia prevista una sezione specifica dedicata alle ONLUS non significa affatto che queste scompaiano del tutto.
Le ONLUS perderanno, infatti, la loro denominazione (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), ma andranno a confluire nel nuovo RUNTS e dovranno scegliere a quale categoria appartenere fra le sette categorie previste dall’art.46 del Codice, ossia:

a) Organizzazioni di volontariato; 
b) Associazioni di promozione sociale; 
c) Enti filantropici; 
d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali; 
e) Reti associative; 
f) Societa' di mutuo soccorso; 
g) Altri enti del Terzo settore.

Le ONLUS che decideranno di non iscriversi al RUNTS non potranno accedere ai vantaggi fiscali, né alle altre misure agevolative previste dal Codice. Dal punto di vista tributario, gli enti che effettueranno questo tipo di scelta potranno unicamente applicare le norme del TUIR in materia di enti non commerciali, che non sono state oggetto di abrogazione.

ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE

Per le ASD e le SSD non viene abrogata totalmente la disciplina previgente (come invece previsto per gli altri Enti). La Legge 398/91 rimane in vigore, anche se depotenziata in alcuni suoi aspetti, per cui sarà necessario fare delle valutazioni di convenienza sull’eventuale iscrizione al RUNTS, la cui mancata richiesta non pregiudicherebbe molti dei vantaggi fiscali ad oggi esistenti.
E’, tuttavia, in vigore già dal 1 gennaio 2018 l’obbligo di iscrizione al Registro Telematico Tenuto dal CONI, quale condizione indispensabile per fruire delle agevolazioni fiscali.

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