Gestione separata d’obbligo per il dipendente – professionista

Autore: Mimma Cocciufa e Tonino Morina

Il dipendente, con tutela previdenziale da lavoratore subordinato, che esercita anche l’attività libero professionale, deve essere iscritto alla gestione separata. Per la Cassazione, va rispettata la regola generale in base alla quale, in presenza di una duplice attività lavorativa, come può essere quella del dipendente che esercita pure un’attività libero professionale, quando per entrambe le attività si prevede la tutela assicurativa, deve anche corrispondere una duplicità di iscrizione e non si ha duplicazione di contribuzione, per la ragione che a ciascuna attività fa capo un’attività diversa (Cassazione, sezione lavoro, Sentenza 00615/19, depositata il 14 gennaio 2019). 

I principi espressi dalla Cassazione
Nella predetta Sentenza 615/19, si legge che, a norma della Legge 8 agosto 1995, n. 335, articolo 2, comma 26: “A decorrere dal 1° gennaio 1996 sono tenuti all’iscrizione presso una apposita gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitino, per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articolo 49, comma 1, e successive modificazioni e integrazioni, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’articolo 49, lettera a), medesimo Testo Unico e gli incaricati alla vendita a domicilio. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività”

I “motivi” della gestione separata
Per i Giudici di legittimità: 

  • con la creazione della gestione separata si è inteso estendere la copertura assicurativa, nell’ambito della cosiddetta “politica di universalizzazione delle tutele”, non solo a coloro che ne erano completamente privi, ma anche a coloro che ne fruivano solo in parte, cioè a coloro che svolgevano due diversi tipi di attività e che erano “coperti” dal punto di vista previdenziale, solo per una delle due, facendo quindi in modo che a ciascuna corrispondesse una forma di assicurazione;
  • la caratteristica della norma, che si evince dal testo, è l’aver assoggettato ad assicurazione non più determinate categorie di lavoratori, ma due tipi di reddito da lavoro autonomo: quelli di cui all’articolo 49, comma 1, del Tuir che derivano dall’esercizio, abituale ancorché non esclusivo, di arti e professioni e quelli di cui al secondo comma dello stesso articolo, derivanti dagli uffici di amministratore e sindaco di società e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • la gestione separata presenta aspetti diversi rispetto alle altre (la gestione dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e le gestioni dei lavoratori autonomi, ossia i commercianti, artigiani, coltivatori diretti), che sono caratterizzate da una definizione compiuta dal proprio campo di applicazione, corrispondente alla attività lavorativa svolta;
  • diversamente, nel citato articolo 2, comma 26, il riferimento è supportato esclusivamente dalla norma fiscale per cui, nella gestione separata, l’obbligazione contributiva è basata sostanzialmente sulla mera percezione di un reddito: più che un contributo destinato ad integrare un settore previdenzialmente scoperto, i conferimenti alla gestione separata hanno piuttosto il sapore di una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito, con il duplice scopo di “fare cassa” e di costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro;
  • la tutela previdenziale della gestione separata può, quindi, essere “unica”, in quanto corrispondente all’unica attività svolta, oppure “complementare” a quella apprestata dalla gestione a cui il soggetto è iscritto in relazione all’altra attività lavorativa espletata.

La distinzione tra redditi autonomi
Nella gestione separata la contribuzione si commisura esclusivamente ai compensi percepiti ed i decreti ministeriali dettano i criteri per il versamento della contribuzione, distinguendo tra i redditi di cui all’articolo 49, comma 1, Tuir, che sono quelli da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per i quali il soggetto onerato del versamento della contribuzione è lo stesso soggetto percettore (come previsto per gli altri lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni Inps artigiani, commercianti e coltivatori diretti), e i redditi di cui al secondo comma dello stesso articolo 49, che derivano dagli uffici di amministrazione, sindaco o revisore di società e dagli altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali il soggetto obbligato al versamento della contribuzione è invece il soggetto erogatore dei compensi (come prescritto per la gestione dei lavoratori dipendenti) attraverso un meccanismo analogo a quello previsto per il sostituto di imposta. 

La doppia attività richiede la duplice iscrizione
La regola generale è quindi che all’espletamento di duplice attività lavorativa, quando per entrambe si prevede la tutela assicurativa, deve corrispondere la duplicità di iscrizione e non si ha, peraltro, duplicazione di contribuzione, perché a ciascuna fa capo una attività diversa. Inoltre, ciascuna delle obbligazioni contributive viene parametrata sulla base dei compensi rispettivamente percepiti, che non si cumulano, ma restano distinti e sottoposti alla rispettiva aliquota di prelievo. Alle conclusioni cui giunsero le Sezioni Unite, con la Sentenza n. 3140 del 2010, può aggiungersi, consolidandole e rendendole attuali, che la finalità di conseguire l’estensione delle tutele, attribuita alla gestione separata sin dalla sua costituzione, si è accentuata attraverso un’opera di costante ampliamento delle categorie di lavoratori tenute a detta iscrizione. 

Si è giunti, dunque, all’estensione dell’obbligo assicurativo a quasi tutti i lavoratori autonomi, comprendendovi non solo i lavoratori definiti parasubordinati (cosiddetti lavoratori coordinati e continuativi) ma anche, varie altre categorie, quali, ad esempio, addetti a servizi turistici, addetti ad attività di intermediazione, incaricati di vendite a domicilio, beneficiari di borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca, associati in partecipazione, lavoratori autonomi occasionali al di sopra della soglia di reddito di 5.000 euro, spedizionieri doganali non dipendenti, assegnisti di ricerca, amministratori locali. Per la Cassazione, la gestione separata è chiamata fondamentalmente a rappresentare un’ulteriore gestione dell’assicurazione generale obbligatoria, che si aggiunge a quelle preesistenti per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi dell’agricoltura, commercio e artigianato. Peraltro, anche gli sviluppi della legislazione, (Decreto Legge n. 228 del 2012 e Legge n. 232 del 2016) si sono mossi nel senso di ampliare la sfera della cumulabilità della diversa contribuzione, non coincidente, maturata da ciascun lavoratore secondo le proprie valutazioni di convenienza.

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