Riscatto laurea flessibile

Nel decreto legge sul reddito di cittadinanza e su quota 100, cui, lo scorso 17 gennaio, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera, nel capitolo “pace contributiva” è contemplato anche un intervento che consente ai lavoratori iscritti ad una delle gestioni dell’Inps, una nuova possibilità di riscatto di periodi in cui non sono stati corrisposti contributi. 

La misura introduce, infatti, il c.d. “riscatto flessibile”, cioè una modalità di contribuzione ridotta possibile fino a 45 anni d’età, che comporta uno sconto sostanzioso, tra l’altro, per il riscatto degli anni di laurea. 

L’articolo 20 del decreto, Rubricato “Facoltà di riscatto periodi non coperti da contribuzione”, così prevede al primo comma: “In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione hanno facoltà di riscattare, in tutto o in parte, i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del presente decreto compresi tra la data del primo e quello dell’ultimo contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative, non soggetti a obbligo contributivo e che non siano già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi”

  • al terzo comma, lo stesso articolo precisa: “La facoltà di cui al primo comma è esercitata a domanda dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini entro il secondo grado e l’onere è determinato in base ai criteri fissati dal comma 5 dell’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997 n.184. L’onere così determinato è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi”;
  • il successivo comma 6, infine, modificando l’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, vi aggiunge, infine, il seguente comma: “5-quater. La facoltà di riscatto di cui al presente articolo, dei periodi da valutare con il sistema contributivo, è consentita, fino al compimento quarantacinquesimo anno di età, anche ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva. In tal caso, l’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda.”

Attualizzando le suddette previsioni, ne consegue, in sostanza, che se, fino ad oggi, scegliere di far valere gli anni di università come lavorativi al fine di poter andare in pensione prima comportava il versamento di cifre parecchio elevate di contributi, con la nuova formula del riscatto flessibile, i laureati under 45 che lavorano dal 1996 potranno decidere di riscattare periodi di buco contributivo per un massimo di 5 anni e, perciò, decidere quanti contributi versare all’Inps per far valere come lavorativi gli anni dell’Università. Ovviamente, ad un minor versamento di contributi corrisponderà la percezione di un assegno pensionistico più basso. 

L’ammontare del contributo da pagare sarà uguale per tutti e, secondo i calcoli della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, sarà pari a 5.241,30 euro per ogni anno di studio che si intende riscattare. 

Inoltre, secondo la su riportata norma, gli under 45 avranno anche la possibilità di portare in detrazione per il 50 per cento il costo del riscatto, che sarà detratto in cinque quote annuali. 

Il risultato, dunque, è che costerà meno riscattare la laurea per aumentare gli anni di anzianità pensionistica contributiva. Secondo la citata Fondazione, la differenza è sostanziosa: un lavoratore in regime contributivo, che guadagna 40.000 euro avrebbe infatti pagato circa 13.200 euro l’anno, in pratica il 60% in più. 

La misura, come precisa la norma, è destinata soltanto a coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi, e la ragione è che, per gli anni precedenti, il calcolo pensionistico si basa sul sistema retributivo o misto, che è, di per sé, più vantaggioso. Il riscatto flessibile viene invece riconosciuto soltanto a chi avrà la pensione contributiva e non sarà dunque possibile sovrapporre i periodi in cui si hanno già contributi lavorativi. 

Così congegnata, la formula consente, di fatto, di restringere notevolmente la platea di beneficiari e rendere matematicamente impossibile usare il riscatto per poi accedere alla quota 100 introdotta dal medesimo decreto. 

Il massimo riscattabile – sempre secondo quanto indicato dalla norma – sono 5 anni, e, varia, dunque, per gli anni di laurea, in relazione al titolo che si intende riscattare: i periodi universitari che si possono riscattare sono, infatti, i diplomi universitari i cui corsi non siano stati di durata inferiore a due e superiore a tre anni; i diplomi di laurea i cui corsi non siano stati di durata inferiore a quattro e superiore a sei anni; i diplomi di specializzazione conseguiti successivamente alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni; i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge; i titoli accademici introdotti dal decreto 3 novembre 1999, n. 509 ovvero Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale e Laurea Specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale propedeutico alla laurea. 

Non si possono, invece, riscattare gli anni fuori corso. 

La convenienza a riscattare è senz’altro maggiore appena terminati gli studi; comunque, è possibile effettuare una simulazione sul sito dell’Inps per valutare se conviene riscattare o meno i titoli: entrando con le proprie credenziali, si potrà accedere a una sezione dedicata al riscatto della laurea e calcolare quanto costerebbe l’operazione con le regole vigenti ad oggi, per le quali il costo del riscatto è influenzano dal reddito e dall’età anagrafica. 

Per completezza espositiva, si ricorda che il riscatto può riguardare sia singoli periodi che l’intero corso di studi ed è possibile riscattare (a partire dal 1997) anche due o più corsi di laurea.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.