Enti terzo settore: soglia del 5% per la commercialità

Autore: Pasquale Pirone

Ai sensi dell’art. 79 del codice del terzo settore (D.lgs. 117/2017 come modificato dal DL 119/2018 convertito in Legge 136/2018), le attività di interesse generale di cui all’articolo 5 del medesimo Decreto Legislativo, “si considerano di natura non commerciale quando sono svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto anche conto degli apporti economici degli enti di cui sopra e salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall’ordinamento. 

Dunque, se trattasi di attività di interesse generale, il Legislatore presume che ci sia carattere di commercialità dell’attività svolta dall’ente qualora i corrispettivi superano i costi effettivi. 

Le attività di interesse generale – Ai sensi del citato art. 5, si considerano di interesse generale, se svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio, le attività aventi ad oggetto: a) interventi e servizi sociali; b) interventi e prestazioni sanitarie; c) prestazioni socio-sanitarie; d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della Legge n. 53/2003, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa; e) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, nonché alla tutela degli animali e prevenzione del randagismo, ai sensi della Legge n. 281/1991; f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del D. Lgs. 42/2004, e successive modificazioni; g) formazione universitaria e post-universitaria; h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale; i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo 5; j) radiodiffusione sonora a carattere comunitario, ai sensi dell’articolo 16, comma 5, della Legge n. 223/1990, e successive modificazioni; k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso; l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo e al contrasto della povertà educativa; m) servizi strumentali ad enti del terzo settore resi da enti composti in misura non inferiore al settanta per cento da enti del terzo settore; n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi della Legge n. 125/2014, e successive modificazioni; o) attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell’ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un’area economica svantaggiata, situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l’accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e l’obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre un’esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché’ di impegnarsi per il contrasto del lavoro infantile; p) servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all’articolo 2, comma 4, del Decreto Legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), della Legge n. 106/2016; q) alloggio sociale, ai sensi del Decreto del Ministero delle Infrastrutture del 22 aprile 2008, e successive modificazioni, nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi; r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti; s) agricoltura sociale, ai sensi dell’articolo 2 della Legge n. 141/2015, e successive modificazioni; t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche; u) beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti di cui alla Legge n. 166/2016, e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma del presente articolo; v) promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata; w) promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici, nonché’ dei diritti dei consumatori e degli utenti delle attività di interesse generale di cui al presente articolo, promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all’articolo 27 della Legge n. 53/2000, e i gruppi di acquisto solidale di cui all’articolo 1, comma 266, della Legge n. 244/2007; x) cura di procedure di adozione internazionale; y) protezione civile; z) riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata. 

La soglia di tolleranza – Come anticipato l’art. 79 al comma 2 stabilisce una presunzione di commercialità dell’attività svolta dall’ente ed in base alla quale l’attività si considera commerciale se le cessioni avvengono a titolo oneroso o se i corrispettivi percepiti superano i costi effettivi (nella cui nozione dovrebbero rientrare sia quelli diretti che indiretti). 
Tuttavia con riferimento a questo secondo aspetto, al comma 2-bis del medesimo articolo 79 è prevista una soglia di tolleranza ai sensi della quale l’attività dell’ente si considera, comunque, non commerciale qualora i ricavi non superino di oltre il 5% i relativi costi per ciascun periodo d’imposta e per non oltre due periodi d’imposta consecutivi. 
Ciò, dunque, sta significando che se dal raffronto tra costi e ricavi, dovesse emergere uno scostamento che rispetta la soglia del 5% (ad esempio i ricavi superano i costi del 4%), l’attività dell’ente potrà continuare a considerarsi non commerciale ma ciò non dovrà realizzarsi per più di due periodi d’imposta consecutivi (dal terzo scatterà il principio generale di cui al comma 2). 

Le deroghe – Ci sono tuttavia, delle attività che ex lege si considerano “non commerciali” e che, quindi, non sottostanno ai menzionati parametri. Si tratta di quelle di cui al comma 3 dello stesso art. 79 in commento, ossia: 

a) attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale se svolta direttamente dall’ente, purché tutti gli utili siano interamente reinvestiti nelle attività di ricerca e nella diffusione gratuita dei loro risultati e non vi sia alcun accesso preferenziale da parte di altri soggetti privati alle capacità di ricerca dell’ente medesimo nonché ai risultati prodotti; 
b) attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale se svolte da fondazioni delle ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, a condizione che gli utili siano interamente reinvestiti nelle attività di natura sanitaria o socio-sanitaria e che non sia deliberato alcun compenso a favore degli organi amministrativi.
In questi casi, dunque, a prescindere o meno dal superamento della soglia del 5%, l’attività svolta dall’ente si qualificherà come “non commerciale”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
Febbraio 11, 2019

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