Datore di lavoro forfettario: torna l’obbligo di ritenute in busta paga

Autore: Sandra Pennacini

Viene definito “Sblocca Cantieri”, ma forse si potrebbe meglio chiamare “Aggiusta Manovra”. Ci riferiamo al Decreto inerente le “Misure urgenti per la crescita economica”, ovvero un pacchetto di misure che sarà presentato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Tria in occasione del Consiglio dei Ministri, fissato in data odierna, 20 marzo. 
Il provvedimento vede in discussione un’ampia gamma di disposizioni che dovrebbero andare ad impattare in senso positivo sulla crescita economica dell’Italia, e tra questi, ad esempio, troviamo la possibile reintroduzione del super ammortamento e nuove disposizioni agevolative per il “rientro dei cervelli” dall’estero. 
Tra i diversi punti sul tavolo della discussione (per “evitare che i lavoratori dipendenti di datori di lavoro che beneficiano del regime forfettario debbano accantonare individualmente e su base mensile le imposte sul reddito da pagare su base annuale”), spunta anche l’introduzione dell’obbligo di applicazione di ritenuta per i datori di lavoro ammessi al regime forfettario
Una disposizione che si fatica non poco ad inquadrare al capitolo “impatto sulla crescita”, rientrando piuttosto, se vogliamo, alla voce ‘mettiamo rimedio ad un aspetto che era sfuggito’, ma che risulta essere di grande interesse poiché porrebbe fine ad una diatriba nata con le modifiche apportate alla Legge 190/2014 dall’ultima Legge di bilancio, questione talmente spinosa che a tutt’oggi l’Agenzia delle Entrate ha evitato di fornire espressi chiarimenti in merito. 

La problematica delle ritenute nelle buste paga dei dipendenti dei forfettari
Tutto nasce a seguito delle modifiche – operate dall’articolo 1, comma 9 e seguenti della legge 30 dicembre 2018 n. 145 (legge di bilancio) – alle disposizioni in materia di accesso e permanenza nel regime forfettario, regolamentato dall’articolo 1, comma 54 e seguenti della legge 23 dicembre 2014 n. 190. 
Come noto, le modifiche apportate alla L. 190/2014 hanno visto l’innalzamento della soglia massima di ricavi o compensi a 65mila euro, indifferenziata per attività, l’introduzione di nuovi “paletti” (divieto di esercizio di attività prevalente verso il proprio datore di lavoro o ex datore negli ultimi due anni, nuove disposizioni in merito alle partecipazioni detenute), e l’eliminazione di altre cause ostative in precedenza previste. Nell’attuale formulazione della disposizione, per esempio, ora è irrilevante l’importo dei beni strumentali detenuti. 
In particolar modo, per quello che qui interessa, è stata cancellata la soglia massima di 5.000 euro annui erogati, da parte del contribuente forfettario, a titolo di compenso a collaboratori o dipendenti. 
In due parole, il contribuente forfettario, a partire dal 1° gennaio 2019, può avvalersi di personale dipendente senza limitazioni di sorta. 
Tutto bene, non fosse che la Legge 190/2014, al comma 69 – che non è stato modificato dalla recente legge di bilancio – prevede che i contribuenti forfettari “Non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, e successive modificazioni; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi”

I dubbi 
Per quanto sovra esposto, il contribuente forfettario non è sostituto di imposta. Ciò significa, che nel rispetto letterale della norma, laddove il contribuente forfettario si avvalga di personale dipendente, la busta paga del dipendente stesso vedrebbe presenti solo le trattenute di carattere previdenziale, ma nessuna ritenuta a titolo di IRPEF e relative addizionali regionali e comunali
La conseguenza diretta di quanto sovra esposto è che il dipendente del forfettario diviene automaticamente obbligato alla presentazione della dichiarazione dei redditi, al pari di un dipendente di un soggetto che non riveste qualifica di sostituto di imposta (es. colf dipendente da datore di lavoro privato). 
Sino ad oggi, ci si è domandato se, seppure in considerazione di quanto disposto dal comma 69 della L. 190/2014, fosse possibile da parte del datore di lavoro forfettario effettuare comunque le ritenute di carattere fiscale a carico del dipendente, evitando così di metterlo nella scomoda situazione di dover presentare i Redditi (oltre tutto con conseguente obbligo, ricorrendone i presupposti, di versamento degli acconti di imposta per l’anno successivo), e tutto questo evitando tuttavia la nefasta conseguenza di far sì che tale comportamento possa essere letto come una forma di rinuncia al regime forfettario.

I possibili scenari futuri
Posto che con lo “sblocca cantieri” si vorrebbe introdurre le ritenute a carico dei datori di lavoro forfettari, ragionando specularmente viene spontanea la considerazione che il comportamento corretto da tenersi, sino all’effettiva introduzione di tale disposizione, è la non applicazione della ritenutaAttualmente, pertanto, le ritenute di carattere tributario in busta paga dei dipendenti dei forfettari non devono essere operate, diversamente non ci sarebbe ragione di volerle introdurre. 
Per quanto riguarda gli eventuali comportamenti difformi tenuti, non resta che attendere un eventuale pronunciamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, tuttavia, se ora si va nella direzione della introduzione delle ritenute, sarebbe quanto meno paradossale che l’averle applicate in precedenza possa portare con sé conseguenze negative per il datore di lavoro (leggasi perdita del regime forfettario a seguito del mancato rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 1 comma 69 L. 190/2014). 
Non risulta immune da problematiche anche la futuribile applicazione dell’obbligo di ritenuta. Posto, infatti, che ormai due mesi sono trascorsi, e probabilmente un altro trascorrerà prima della concreta ed eventuale applicazione della novella disposizione – ricordiamoci che siamo ancora allo stato di “proposta” – è un fatto che almeno alcune mensilità sono stata predisposte (da coloro che hanno deciso di restare aderenti al comma 69 dell’articolo 1 L. 190/2014) senza applicare le ritenute fiscali. 
Ora, laddove venisse introdotto l’obbligo, si aprono due strade possibili: che l’obbligo venga visto in ottica retroattiva, del ché bisognerà effettuare un conguaglio sulle retribuzioni già erogate in assenza di ritenuta, e allora viene da chiedersi quando ciò dovrà essere effettuato, ovvero se in occasione della prima retribuzione “post introduzione della ritenuta”, oppure in sede di conguaglio annuale. 
Viceversa, se l’obbligo avesse decorrenza solo “a partire dalla data”, tutti i dipendenti dei forfettari si troverebbero comunque nella situazione di dover presentare dichiarazione dei redditi ai fini di sottoporre a tassazione le mensilità percepite in assenza di ritenute. 
Insomma, si prospetta ancora un cammino lungo e tortuoso prima che la situazione venga definitivamente chiarita, sperando che la “toppa” non risulti alfine peggiore del “buco”.

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