Da luglio 2019 nuovo adempimento per le piattaforme digitali

L’art. 12 del Decreto Crescita approvato nella seduta del 4 aprile 2019 dal Consiglio dei Ministri, con la formula “salvo intese”, prevede che dal mese di luglio 2019, il soggetto passivo che facilita, attraverso un’interfaccia elettronica, le vendite a distanza sarà tenuto a trasmettere, per ciascun fornitore, la denominazione, la residenza o il domicilio, l’indirizzo di posta elettronica, il numero totale delle unità vendute in Italia e il valore delle vendite (che potrà essere indicato in termini di ammontare totale dei prezzi di vendita o di prezzo medio di vendita). Per le modalità operative si dovrà attendere apposito Provvedimento direttoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Premessa
L’art. 12 del Decreto Crescita, salvo intese e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, stabilisce che:

il soggetto passivo che facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, la vendita a distanza di beni importati o la vendita a distanza di beni all’interno dell’Unione Europea (per tutte le tipologie di prodotti e non solo per telefonini, tablet PC, ecc. come previsto, invece, in merito alle novità introdotte ad opera del Decreto Semplificazioni – si veda più avanti) è tenuto a trasmettere entro il mese successivo a ciascun trimestre, secondo modalità stabilite con Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, per ciascun fornitore i seguenti dati:
la denominazione, la residenza o il domicilio, l’indirizzo di posta elettronica;
il numero totale delle unità vendute in Italia;
a scelta del soggetto passivo per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita.
Il primo invio di dati deve essere effettuato nel mese di luglio 2019;
il soggetto passivo di cui al punto 1 è considerato debitore d’imposta per le vendite per le quali non ha trasmesso, o ha trasmesso in modo in modo incompleto, i dati di cui al punto 1, presenti sulla piattaforma, se non dimostra che l’imposta è stata assolta dal fornitore.
In base a quanto sopra ne consegue che a decorrere dal mese di luglio 2019, i soggetti passivi che, tramite le piattaforme digitali, facilitano le vendite a distanza di beni importati ovvero di beni all’interno della UE, saranno tenuti ad effettuare un nuovo obbligo comunicativo. Ciò allo scopo, molto probabilmente, di far emergere la base imponibile IVA delle vendite a distanza. Ne deriva una responsabilità ultima sul versamento dell’IVA dei prodotti che transitano sugli scaffali dei negozi virtuali.

Nel dettaglio tale nuova comunicazione, i cui profili operativi dovranno essere delineati da apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, andrà effettuata dal mese di luglio 2019 ed avrà cadenza trimestrale. In tale comunicazione, per ciascun fornitore dovranno essere riportate le seguenti informazioni:

la denominazione;
la residenza o il domicilio;
l’indirizzo di posta elettronica;
il numero totale delle unità vendute in Italia;
a scelta del soggetto passivo per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita.
Qualora il soggetto passivo non adempia a tale obbligo comunicativo sarà considerato debitore d’imposta per le vendite per le quali non ha effettuato la trasmissione nei casi in cui non sia in grado di dimostrare che l’imposta è stata comunque assolta dal fornitore.

Vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop: le altre regole delineate dal Decreto Semplificazioni
In materia di piattaforme digitali, risulta opportuno ricordare che l’art. 11-bis del D.L. n. 135/2018 (che dovrebbe applicarsi a decorrere dal 13 febbraio 2019 – data di entrata in vigore della legge di conversione del citato D.L. n. 135/2018) stabilisce che:

se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop, importati da territori terzi o Paesi terzi, di valore intrinseco non superiore a euro 150, si considera che lo stesso soggetto passivo abbia ricevuto e ceduto detti beni;
se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop, effettuate nell’Unione europea da un soggetto passivo non stabilito nell’Unione europea a una persona che non è un soggetto passivo, si considera che lo stesso soggetto passivo che facilita la cessione abbia ricevuto e ceduto detti beni.
I punti che precedono attengono le cessioni di determinati beni (telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop) che siano facilitate da soggetti passivi che mettono a disposizione di terzi “l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi” (anche detti siti di marketplace). Tali soggetti non sono parti della transazione (ciò che presupporrebbe una prima acquisizione e una successiva cessione al consumatore finale) e ad essi, ai sensi del citato art. 17 del D.P.R. n. 633/1972, non si applica il meccanismo del reverse charge. Per effetto delle modifiche normative in esame, i soggetti passivi che favoriscono le vendite o le cessioni a distanza (quindi tale regola vale solo nei casi in cui l’acquirente sia un consumatore finale, cioè non soggetto passivo IVA) dei richiamati beni elettronici si considerano come soggetti che hanno ricevuto e successivamente ceduto tali beni. Sembra dunque evincersi che, con le norme in esame, i soggetti che favoriscono dette transazioni debbano soggiacere al meccanismo dell’inversione contabile in quanto si qualificano quali soggetti passivi IVA rivenditori.

Ai fini dell’applicazione dei punti 1 e 2 che precedono, si presume che la persona che vende i beni tramite l’interfaccia elettronica sia un soggetto passivo e la persona che acquista tali beni non sia un soggetto passivo;
il soggetto passivo che facilita le vendite a distanza ai sensi dei punti precedenti 1 e 2, al fine di agevolare le azioni di contrasto di fenomeni fraudolenti, ha l’onere di conservare la documentazione di tali vendite e di metterla a disposizione delle amministrazioni fiscali degli Stati membri (s’intende dell’Unione europea) in cui dette cessioni sono imponibili. Nello specifico, è disposto che la documentazione
debba essere sufficientemente dettagliata sì da consentire la verifica in ordine alla corretta contabilizzazione dell’IVA;
che sia a richiesta disponibile in formato elettronico;
che sia conservata per un periodo di 10 anni a decorrere dal 31 dicembre dell’anno in cui l’operazione è stata effettuata.
Il soggetto passivo che facilita le vendite a distanza ai sensi dei punti precedenti 1 e 2 è tenuto a designare un intermediario che agisce in suo nome e per suo conto, se stabilito in un Paese con il quale l’Italia non ha concluso un accordo di assistenza reciproca.
Ne consegue che la novità normativa torna applicabile unicamente alle cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop, qualora facilitate dall’utilizzo di un’interfaccia elettronica, sempre che si verifichi una delle seguenti condizioni:

i beni hanno valore intrinseco non superiore a 150,00 euro, sono stati importati da territori o Paesi terzi e sono oggetto di vendite a distanza (vendite nei confronti di privati consumatori);
i beni sono ceduti nel territorio della UE da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE nei confronti di privati.
In tali casistiche, il soggetto passivo che facilita le operazioni (di fatto intermediario) tramite l’interfaccia elettronica diviene parte della transazione, in quanto si considera che questi abbia:

ricevuto i beni dal cedente;
ceduto i beni precedentemente acquisiti.

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