Sugli Enti del terzo settore e l’obbligo di emissione e-fattura

Autore: Nicola Forte

L’articolo 1, comma 3 del D.Lgs. n. 127/2015 prevede, con l’intento di semplificazione del sistema fiscale, l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica per gli enti associativi che hanno optato per il regime forfetario di cui alla legge n. 398/1991. La misura è riservata, però, esclusivamente agli enti di minori dimensioni, ed in particolare riguarda le sole associazioni il cui ammontare di proventi commerciali non ha superato l’importo di 65.000 euro. 

La disposizione normativa non tiene conto, però, che in futuro, a seguito dell’entrata in vigore della riforma del terzo settore, il predetto regime forfetario è destinato a subire un drastico ridimensionamento. Ne potranno beneficiare esclusivamente gli enti che non applicheranno la riforma di cui al D.Lgs n. 117/2017. Conseguentemente, il legislatore dovrà successivamente estendere l’ambito applicativo della semplificazione anche ai contribuenti che determineranno il reddito secondo i criteri forfetari previsti dall’art. 86 del “Codice del Terzo settore”. 

Il regime ex L. n. 398/1991
L’articolo 89, comma 1, lett. c) del D.Lgs n. 117/2017 prevede che agli enti del Terzo settore, iscritti nel Registro Unico Nazionale, non si applicherà la legge 16 dicembre 1991, n. 398. Il reddito e l’Iva continueranno ad essere determinati con criteri forfetari unicamente nel caso in cui gli enti associativi decideranno di non applicare la riforma non iscrivendosi nel predetto Registro Nazionale. 
Si tratta di fattispecie eccezionali in quanto, una volta che l’intero impianto normativo sarà entrato definitivamente in vigore, la maggior parte degli enti del Terzo settore avranno interesse ad applicare la riforma per non perdere le agevolazioni fiscali previse dal legislatore. La tipologia di enti che, pur non applicando la riforma, riuscirà a conservare la maggior parte delle agevolazioni fiscali, ed in particolare quelle specificamente applicabili al settore sportivo, sarà costituita dalle associazioni sportive dilettantistiche. 

Conseguentemente, anche in futuro, gli enti sportivi che nell’anno precedente avranno realizzato proventi di natura commerciale non superiori a euro 65.000, saranno esonerati dall’obbligo di emissione delle fatture in formato elettronico, (ma continueranno ad emetterle in formato cartaceo). Invece gli enti sportivi che avranno realizzato, nell’anno precedente, proventi superiori a euro 65.000 dovranno assicurarsi che la fattura sia emessa per loro conto dal cessionario/committente. In tale ultima ipotesi l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, sia pure facoltativamente, le associazioni tenute all’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico potranno anche emettere direttamente ed autonomamente il documento contabile. 
La fattura dovrà invece essere emessa esclusivamente in formato elettronico per le prestazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione. 

Il regime forfetario ex art. 80 del D.Lgs. n. 117/2017
Si tratta di un nuovo regime forfetario di determinazione del reddito previsto dall’art. 80 del “Codice del Terzo settore”. Il regime riguarda esclusivamente gli “enti del Terzo settore non commerciali” ed è limitato solo alla determinazione del reddito, mentre l’Iva continuerà ad essere determinata secondo i criteri ordinari. 
Si tratta di un regime molto simile a quello previsto e disciplinato dall’art. 145 del TUIR. Il contribuente deve applicare, a seconda dell’ammontare dei proventi commerciali conseguiti, specifici coefficienti di redditività. Il regime di cui all’art. 80 è applicabile indipendentemente dall’ammontare dei proventi commerciali e quindi può interessare anche gli enti di grandi dimensioni. 
L’Iva, come detto, deve essere liquidata con i criteri ordinari e non di tipo forfetario. Presumibilmente, dopo che la Commissione europea avrà autorizzato l’applicazione del nuovo regime, e dopo l’istituzione del RUNTS, il legislatore nazionale non estenderà l’esonero dall’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico neppure agli enti del Terzo settore che decideranno di avvalersene ed aventi minori dimensioni. 

Associazioni di volontariato ed associazioni di promozione sociale: l’obbligo di emissione della fattura elettronica
Le ODV e le APS potranno avvalersi, dopo che la riforma del Terzo settore sarà entrata pienamente in vigore, del nuovo regime forfetario previsto e disciplinato dall’art. 86 del Codice del Terzo settore. 
Si tratta di un regime forfetario di determinazione del reddito in parte simile a quello disciplinato dalla legge n. 398/1991. Le ODV determinano il reddito nella misura dell’1 per cento dei proventi commerciali. Invece le APS determinano il reddito applicando il coefficiente di redditività del 3 per cento. L’Iva non potrà essere addebitata essendo stato previsto il divieto dell’esercizio della rivalsa. 
Il regime in rassegna, anche se simile, è diverso da quello disciplinato dalla legge n. 398/1991. È dunque evidente che se il legislatore non interverrà in futuro, prevedendo uno specifico esonero dall’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico, gli enti in questione dovranno affrontare un problema in più. 

In base all’attuale formulazione dell’articolo 86, il regime potrà essere applicato se l’ammontare dei proventi commerciali non avrà superato il limite di 130.000 euro. È possibile, tra l’altro, che la Commissione europea ne autorizzi l’applicazione con la riduzione della predetta soglia massima. In ogni caso, è auspicabile che, come attualmente previsto per i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario di cui alla citata legge n. 398/1991, sia pure fino a 65.000 euro, la fattura possa continuare ad essere emessa in formato analogico. È necessario, però, uno specifico intervento normativo non trovando automatica applicazione la previsione di esonero di cui all’art. 1, comma 3 del D.Lgs. n. 127/2015. 
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