Trasparenza e tracciabilità dei pagamenti a dipendenti e collaboratori

Autore: Ketti Fisichella

Dal 1° luglio 2018 sono entrate in vigore le nuove modalità di pagamento degli stipendi e dei compensi a dipendenti e collaboratori; a stabilirlo è la Legge 205/2017, art. 1 commi da 910 a 915 (Legge di Bilancio 2018). 

L’obiettivo alla base della scelta del Governo è senza dubbio quello di rendere trasparenti e tracciabili le erogazioni monetarie ai prestatori di lavoro allo scopo di aumentare le forme di “tutela” ad integrale rispetto della dignità lavorativa di tutti e, nel contempo, diffondere un maggior criterio di concorrenza leale tra le imprese. 
Da tale data, quindi, è vietato il pagamento in contanti dei compensi e della retribuzione per: 

  • tutti i rapporti di lavoro subordinato ex art. 2094 cod. civ., a prescindere dalla modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto;
  • i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e i contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.

Sono espressamente esclusi dall’applicazione della normativa, i rapporti di lavoro costituiti con le Pubbliche Amministrazioni e il rapporto di lavoro domestico. È importante, però, rappresentare che con nota dell’INL (22 maggio 2018, n. 4538), è stato precisato che sono esonerati dall’obbligo di tracciabilità anche i tirocini (al netto di quelli svolti nell’ambito del percorso Ga.Gi.); i rapporti autonomi di natura occasionale e le borse di studio. 

In esito alla tracciabilità, dunque, al comma 910 della Legge di cui sopra, vengono indicate le modalità di pagamento ammesse e di seguito specificate: 

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato: l’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.

Inoltre, l’art. 1, comma 912, della legge n. 205/2017 ribadisce che: “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”,pertanto, l’unica prova con cui dimostrare l’avvenuto pagamento è la traccia del pagamento stesso. Si ricorda, inoltre, che la Giurisprudenza consolidatasi negli anni, aveva già riconosciuto al lavoratore la possibilità, in sede processuale, di dimostrare che la sottoscrizione apposta sulla busta paga non costituisse la prova dell’avvenuto pagamento. 

Dalla medesima decorrenza, infine, trova applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 1.000 ad euro 5.000 nei confronti dei datori di lavoro o dei committenti che corrispondono ai lavoratori, retribuzioni e/o compensi senza avvalersi degli strumenti di pagamento espressamente indicati dal comma 910 della Legge n. 205/2017. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, inoltre, ha chiarito che la violazione dell’obbligo risulta integrata nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia stato realmente effettuato (ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso). Sempre l’INL, con nota prot. n. 7369 del 10 settembre 2018, evidenzia che, qualora venga riscontrata la corresponsione in contanti per un importo stipendiale, complessivamente pari o superiore ad € 3.000, si configura la violazione di cui all’art. 49 (limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore) del D.Lgs. n. 231/2007. 

L’entrata in vigore di questa recente previsione normativa, a parere di chi scrive, è stata determinante, quantomeno, a scoraggiare le frequenti e consolidate abitudini di corresponsioni economiche difformi a quanto dichiarato nelle scritture contabili e sottoscritte per quietanza dai lavoratori.

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