Credito d’imposta per coloro che acquistano prodotti da riciclo e riuso

Autore: Francesco Barone

Riconosciuto un credito d’imposta alle imprese e ai titolari di reddito di lavoro autonomo che acquistano prodotti da riciclo o da riuso. 
Lo stabilisce l’articolo 26-ter del D.L. n. 34/2019, noto come “decreto crescita”, convertito in legge 28 giugno 2019, n. 58. 
Il citato articolo, introdotto nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, intende riconoscere benefici finanziari e fiscali sotto forma di crediti d’imposta per l’acquisto di prodotti da riciclo e da riuso. 
Si tratta di una disposizione che riproduce il contenuto dell’articolo 26 della proposta di legge in materia di semplificazioni fiscali, già approvata alla Camera e ora all’esame del Senato (AS 1294). 

La Legge di bilancio 2019
Una norma simile a quella esaminata in questa sede, è contenuta nell’articolo 1, comma 73, della legge n. 145/2018, laddove viene riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d’imposta nella misura del 36% delle spese sostenute (e documentate) dalle imprese per gli acquisti di: 

  • prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica;
  • imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio.

La finalità dell’introduzione del credito d’imposta previsto dalla legge di bilancio 2019, è quella, esplicitata dalla norma, di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico, nonché di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio. 

Il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di euro 20.000 per ciascun beneficiario, nel limite massimo complessivo di un milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021. 

Il bonus fiscale deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini della deducibilità degli interessi passivi. Esso è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non si applica il limite annuale di 250 mila euro, di cui all’articolo 1, comma 53, della legge n. 244 del 2007. Il credito è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati effettuati gli acquisti. Ai fini della fruizione del credito d’imposta, il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. 

Il decreto crescita
L’articolo 26-ter del decreto crescita, riproduce, in sostanza, la disposizione prevista dalla Legge di bilancio 2019. 
In particolare, il comma 1 di detto articolo, riconosce, per l’anno 2020, un contributo pari al 25 per cento del costo di acquisto di: 

  • a) semilavorati e prodotti finiti derivanti, per almeno il 75 per cento della loro composizione, dal riciclaggio di rifiuti o di rottami ovvero dal riuso di semilavorati o di prodotti finiti;
  • b) compost di qualità derivante dal trattamento della frazione organica differenziata dei rifiuti.

Alle imprese e ai soggetti titolari di reddito di lavoro autonomo che acquistano i predetti beni, il contributo è riconosciuto sotto forma di credito d’imposta, fino ad un importo massimo annuale di 10.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo annuo di 10 milioni di euro. 
Il credito d’imposta spetta a condizione che i beni acquistati siano effettivamente impiegati nell’esercizio dell’attività economica o professionale. 

L’ultimo periodo del comma 2, dispone che il credito d’imposta in esame non è cumulabile con quello previsto dalla Legge di bilancio 2019, ossia articolo 1, comma 73, della legge n. 145/2018. 

Ai soggetti acquirenti dei predetti beni non destinati all’esercizio dell’attività economica o professionale, invece, il contributo spetta fino ad un importo massimo annuale di 5.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo annuo di 10 milioni di euro. In questo caso il contributo è anticipato dal venditore dei beni come sconto sul prezzo di vendita ed è a questo rimborsato sotto forma di credito d’imposta di pari importo. 

I crediti d’imposta come sopra specificati: 

  • sono indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono riconosciuti;
  • non concorrono alla formazione del reddito e della base imponibile dell’IRAP e non rilevano ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR;
  • sono utilizzabili esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal 1° gennaio del periodo d’imposta successivo a quello di riconoscimento del credito. Non sono soggetti al limite di utilizzabilità (pari a 250.000 euro) annuale valevole per i crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (comma 53 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244). Ai fini della fruizione dei crediti d’imposta, il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

Un decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento in commento, provvederà alla definizione dei requisiti tecnici e delle certificazioni idonee ad attestare la natura e tipologie di materie e prodotti oggetto di agevolazione, nonché dei criteri e delle modalità di applicazione e fruizione dei crediti di imposta. 

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