Il nuovo certificato unico dei debiti tributari

Autore: Giuseppe Avanzato

Con Provvedimento n. 224245/2019, l’Agenzia delle Entrate, in attuazione alla disposizione contenuta nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ha approvato il Certificato unico dei debiti tributari con le relative istruzioni, la cui funzione è quella di attestare la presenza o l’assenza di debiti tributari insoluti.

Come ben noto a tutti, dal 16 marzo 2019 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 14/2019, ossia il c.d. Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il nuovo codice, in ossequio al processo di riformazione della disciplina sulla crisi d’impresa, ha previsto l’introduzione di un nuovo certificato unico dei debiti tributari il cui rilascio è ad appannaggio esclusivo degli Uffici finanziari e degli enti preposti all’accertamento dei tributi territorialmente competenti.

Certificato unico dei debiti tributari
Il certificato unico, espressamente previsto dall’articolo 364 del D.Lgs. n. 14/2019, contiene l’indicazione dei debiti risultanti dall’interrogazione al sistema informativo dell’Anagrafe tributaria, relativi agli atti, alle contestazioni in corso e a quelle già definite per le quali i debiti non sono stati soddisfatti, in materia di imposte dirette, imposta sul valore aggiunto e altre imposte indirette. Il modello per la richiesta e il rilascio del suddetto certificato è reso disponibile in formato elettronico sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.gov.it.

Modalità di trasmissione dell’istanza
L’istanza può essere presentata personalmente dal debitore o attraverso un soggetto delegato, munito di delega formale che va consegnata congiuntamente alla richiesta del certificato. A seguito della suddetta richiesta, l’Ufficio competente rilascia la certificazione entro i trenta giorni successivi dalla data di ricezione della stessa.

Competenza dell’Ufficio
Prima di emettere il Certificato unico, l’Ufficio ricevente è tenuto a verificare la propria competenza al rilascio. Si ricorda in proposito che la competenza è identificata sulla base del domicilio fiscale del soggetto di imposta. Se l’Ufficio che riceve la richiesta di rilascio del certificato unico debiti tributari è incompetente ad emetterlo, tenuto conto del domicilio fiscale del debitore, trasmette immediatamente la richiesta all’Ufficio competente e ne informa in contemporanea il richiedente.
Se, per contro, è competente territorialmente provvede, come detto, al suo rilascio entro trenta giorni dalla data di ricezione della relativa richiesta.

Contenuto del Certificato unico dei debiti tributari
Sulla base dei dati desunti dalle interrogazioni al sistema informativo dell’Anagrafe tributaria, l’Ufficio certifica l’assenza di debiti tributari o la sussistenza di debiti tributari non soddisfatti.
Ebbene, in tale ultima evenienza, vengono forniti i dati mediante un prospetto costituente parte integrante del certificato, articolato in undici colonne (da A a M), nel quale i debiti tributari sono distintamente indicati nell’ammontare e nello stato della riscossione come risultanti dal sistema informativo dell’Anagrafe tributaria alla data di rilascio del certificato.

In particolare, nelle colonne da A ad E sono fornite le informazioni riguardanti la tipologia dell’atto dal quale scaturisce il debito (ad esempio avviso di accertamento, atto di contestazione, cartella di pagamento, comunicazione degli esiti), il numero identificativo dell’atto, l’anno di imposta, la data di notifica e l’importo residuo dovuto del debito. Per importo residuo del debito si intende l’importo dovuto alla data di rilascio del certificato a titolo di imposta, sanzioni e interessi con esclusione degli interessi di mora ex articolo 30 del DPR n. 602/73, previsti per le cartelle di pagamento e gli avvisi di accertamento emessi ai sensi dell’art. 29 del DL n. 78/2010.

Nella colonna F è, invece, indicato l’importo residuo dovuto non ancora definitivo. Ciò si verifica, ad esempio, in presenza di un atto per il quale pendono i termini di impugnazione (atto impugnato o collegato ad atto presupposto impugnato) ovvero in presenza di un atto per il quale non sono decorsi i termini di pagamento.

Nelle colonne G e H è indicata la presenza di istituti definitori di competenza dell’Agenzia delle Entrate o di definizioni agevolate di competenza di Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Qualora sussista una rateizzazione in corso, per la quale non si sia verificata la decadenza, la stessa trova collocazione in colonna I. In presenza di una sospensione amministrativa o giudiziale, l’importo sospeso va invece indicato in colonna L.

Infine, in caso di contenzioso pendente, nella colonna M è indicato l’importo oggetto di contestazione che non necessariamente coincide con gli importi residui dovuti delle colonne E ed F in considerazione del fatto che la normativa attualmente vigente prevede la riscossione frazionata a seconda del grado di giudizio ai sensi dell’art. 15 del DPR n. 602/73, e dell’art. 68 del D.Lgs. n. 546/92.

In ultimo, si precisa che se la richiesta di rilascio del Certificato unico dei debiti tributari è presentata dal debitore, si applica l’imposta di bollo e i corrispondenti certificati sono anch’essi assoggettati all’imposta di bollo e ai tributi speciali, mentre non sono dovute imposte qualora la richiesta promani dal Tribunale.

Settembre 8, 2019

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