Corrispettivi e fattura elettronica per prestazioni alberghiere e di somministrazione

Autore: Sandra Pennacini

Con il 1° gennaio 2020 – data di avvio dell’obbligo diffuso di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica – tutti i soggetti di cui all’articolo 22 del D.P.R. 633/72 sono tenuti ad ottemperare alla tenuta dei cd. corrispettivi elettronici, con la sola esclusione dei soggetti individuati dal DM 10 maggio 2019.

Tra i contribuenti di cui all’articolo 22 rientrano anche coloro che effettuato somministrazione di alimenti e bevande e prestazioni di natura alberghiera. Vista la numerosità dei contribuenti che effettuano questo tipo di attività, pare opportuno effettuare un breve riepilogo delle modalità concrete da attuarsi al fine di ottemperare a quanto richiesto dalla norma, con un breve richiamo anche alle norme applicabili in materia di fatturazione elettronica, anche in considerazione delle indicazioni fornite dalla risposta ad interpello n. 486 pubblicata in data 14 novembre 2019.

Emissione del documento commerciale – Innanzi tutto, occorre inquadrare la questione dal punto di vista IVA: posto che le operazioni rientrano nella categoria delle prestazioni di servizi, ai sensi dell’articolo 6, comma 3 del D.P.R. 633/72, tali prestazioni si considerano effettuate ai fini IVA (e dunque rilevano nella liquidazione periodica) all’atto del pagamento del corrispettivo. Inoltre, e se anteriormente all’effettuazione dell’operazione viene emessa fattura, o venga pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata – limitatamente all’importo fatturato o pagato – alla data della fattura o a quella del pagamento.

Trasponendo in atti concreti la norma, la somministrazione di alimenti e bevande e le prestazioni alberghiere comportano l’obbligo di emissione del documento commerciale nel momento in cui il corrispettivo viene incassato.

Tale documento commerciale potrà essere emesso avvalendosi di un Registratore Telematico (nuovo, oppure risultante dall’adeguamento alle nuove norme di un registratore di cassa già in uso in precedenza), oppure ancora ci si potrà avvalere dell’applicazione web gratuita dell’Agenzia delle Entrate (Documento Commerciale On Line).

Il corrispettivo dovrà essere trasmesso telematicamente entro 12 giorni dall’operazione, tramite le funzioni del RT, mentre nel caso dell’app non sarà necessario porre in essere ulteriori passaggi, posto che il documento commerciale viene in questo caso generato e memorizzato direttamente già sui server dell’Agenzia delle Entrate.

Resta ferma, ai sensi del D.L. 34/2019, la facoltà di trasmettere i corrispettivi entro la fine del mese successivo a quello di esecuzione dell’operazione, in assenza di sanzioni, per il primo semestre di vigenza dell’obbligo di corrispettivo elettronico (ovvero fino al 30 giugno 2020 per i soggetti che rientrino nell’obbligo a partire dal 1 gennaio 2020).

Per quanto riguarda la certificazione delle prestazioni effettuate sotto forma di corrispettivi l’unico strumento utilizzabile sarà il documento commerciale, mentre non potranno più essere utilizzate né le ricevute fiscali né gli scontrini emessi dai “vecchi” misuratori fiscali (anche in questo caso, salvo che si rientri nel primo semestre di obbligo, nel qual caso gli strumenti pregressi di certificazione dei corrispettivi potranno essere mantenuti in uso, salvo poi dover trasmettere i corrispettivi giornalieri tramite l’apposita procedura transitoria, sempre entro la fine del mese successivo a quello dell’operazione).

Fatturazione elettronica – Per quanto riguarda, invece, le modalità di fatturazione elettronica, da porre in essere obbligatoriamente ove richiesta dal cliente, o facoltativamente quale forma alternativa all’emissione di documento commerciale, le tempistiche previste sono:

  • nel caso di fattura immediata, ovvero fattura emessa prima che si sia verificata l’esigibilità dell’imposta (incasso del corrispettivo), la stessa dovrà riportare la data di emissione e a partire da tale data sono concessi 12 giorni per la trasmissione del file XML. Si ricorda che in caso di emissione di fattura anticipata rispetto all’incasso, l’IVA diviene esigibile con riferimento alla data fattura, indipendentemente dall’avvenuto incasso;
  • nel caso di fattura immediata emessa a seguito di avvenuto pagamento da parte del cliente, la fattura riporterà la data dell’incasso, e da tale data decorrono i 12 giorni per la trasmissione del file XML;
  • è possibile anche ricorrere alla fatturazione differita, ex articolo 21 comma 4 D.P.R. 633/72. Affinché si possa ricorrere a tale metodo di fatturazione, è necessario che a monte vi sia una documentazione idonea a tracciare l’operazione, quale potrebbe essere l’incasso avvenuto tramite canale bancario. È anche possibile ricorrere all’emissione di un documento commerciale (che riporti il codice fiscale del cliente), per corrispettivo non pagato, cui far seguire la fattura differita. La fattura differita può essere trasmessa al SDI entro il giorno 15 del mese successivo a quello di esecuzione dell’operazione, ma l’imposta a debito deve essere considerata nel mese di effettuazione, e non nel mese successivo di emissione e trasmissione della fattura. Quanto all’utilizzo del documento commerciale quale documentazione idonea a “tracciare” la fattura differita, tale metodo è legittimo, tuttavia occorrerà prestare attenzione all’atto della contabilizzazione dei corrispettivi a non considerare l’importo del documento commerciale “non incassato” ai fini della liquidazione IVA, posto che l’operazione sarà rilevante ai fini IVA nel momento di emissione della fattura.

Somministrazione cibi e bevande – Tornando al documento commerciale (corrispettivi) giova analizzare il caso del pasto somministrato o della soggiorno alberghiero effettuato ma non onorato. Se non interviene il pagamento del corrispettivo, e non viene emessa fattura, il corrispettivo non rileva ai fini IVA e dunque non vi è obbligo di emissione del documento commerciale. Tuttavia, ai fini di tenere debita memoria del credito vantato, è comunque consigliabile emettere un documento commerciale per “corrispettivo non pagato”, da non prendersi in considerazione in sede di liquidazione IVA. All’atto del pagamento dovrà essere emesso nuovamente documento commerciale per “corrispettivo pagato”, rilevante ai fini IVA.

Si noti che per il meccanismo attuale di trasmissione dei corrispettivi, che include anche i corrispettivi non incassati, in questo modo il dato perverrà due volte al sistema di interscambio, una volta come “non pagato”, e quindi irrilevante, ed un’altra come “pagato”. Sfortunatamente, il tracciato telematico prevede solo l’invio dei valori dei corrispettivi, pagati e non pagati, senza distinzione, di conseguenza nell’ipotesi di LIPE precompilata inevitabilmente risulteranno dei dati non corretti, esattamente come nel caso di prestazione onorata con ticket restaurant, argomento che è stato più volte approfondito in precedenza.

Chiaramente, la circostanza che il dato relativo al documento commerciale emesso per corrispettivo non incassato pervenga all’Agenzia delle Entrate indistintamente nel totale giornaliero preoccupa dal punto di vista dei controlli, visto che fa emergere “corrispettivi” che corrispettivi non sono. Tuttavia, come già emerso in precedenza, ciò non deve preoccupare.

La prassi da seguire è quella di emettere un documento commerciale per corrispettivo non incassato a fine prestazione, seguita dall’emissione di un nuovo documento commerciale all’atto dell’incasso del corrispettivo. Del fatto che anche il corrispettivo non incassato risulti nei totali giornalieri l’Agenzia delle Entrate terrà conto in caso di (inevitabili) difformità tra i versamenti effettuati e quelli emergenti dai dati presenti nel Sistema di Interscambio (Risposta ad interpello 486 del 14/11/2019).

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