Dichiarazioni d’intento: novità dal 2020

Autore: Diana Pérez Corradini

Il Decreto crescita ha operato una modifica alla disciplina delle dichiarazioni d’intento con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti formali in capo sia a chi invia le dichiarazioni d’intento (esportatore abituale) sia a chi le riceve (cedente/prestatore).
Le disposizioni introdotte dal Decreto crescita si applicano a partire dal 1° gennaio 2020 (ovvero dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 30 giugno 2019, data di entrata in vigore della legge di conversione).

Si tenga presente che il quadro normativo introdotto dal Decreto crescita deve essere completato da un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate contenente le relative disposizioni attuative (il termine previsto per l’adozione del provvedimento era il 29 agosto, sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione).

Novità per l’esportatore abituale – Sul piano sostanziale, dal 1° gennaio 2020, è eliminato l’obbligo ex art. 1 comma 1, lett. c) del D.L. n. 746 del 1983 di consegnare al proprio fornitore la dichiarazione d’intento e la ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Si tenga presente che rimane comunque ferma la necessità, per l’esportatore abituale, di rendere noto al proprio fornitore/prestatore la volontà di effettuare acquisti senza applicazione dell’Iva, comunicando gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione d’intento contenuti nella ricevuta telematica dall’Agenzia delle Entrate che dovranno obbligatoriamente essere indicati nel corpo della fattura.
Su questo ultimo punto, sarà opportuno verificare se il provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate prevedrà al riguardo disposizioni specifiche.

Una ulteriore e significativa semplificazione concerne l’abolizione dell’obbligo, sia per gli esportatori abituali che per i rispettivi fornitori, di numerare progressivamente le dichiarazioni d’intento nonché di annotarle in appositi registri e conservarle ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. 633/72.
Il DdL di conversione del decreto crescita è intervenuto, inoltre, sull’art. 1, comma1, lett. c) del D.L. n. 746 del 1983 in cui viene specificato che “la dichiarazione può riguardare anche più operazioni”, eliminando la locuzione “tra le stesse parti”.

Tale modifica rispecchia quanto già chiarito nella R.M. n. 38/E del 2015 in merito alla possibilità di utilizzare una dichiarazione d’intento anche per una serie di operazioni doganali d’importazione, fino a concorrenza di un determinato ammontare da utilizzarsi nell’anno di riferimento.

Novità per il cedente/prestatore – Come già anticipato prima, una significativa semplificazione concerne l’abolizione dell’obbligo, sia per gli esportatori abituali che per i rispettivi fornitori di numerare progressivamente le dichiarazioni d’intento nonché di annotarle in appositi registri e conservarle ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. 633/72.
Inoltre, viene abolito l’obbligo per i fornitori degli esportatori abituali, di esporre i dati delle dichiarazioni d’intento ricevute nella dichiarazione IVA annuale (quadro VI).
A partire dal 2020, i fornitori dovranno indicare sulla fattura emessa nei confronti dell’esportatore abituale gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione d’intento e non genericamente quella della stessa.

Regime sanzionatorio – La legge n. 58 del 2019, sempre con effetto 2020, modifica anche i profili sanzionatori riservanti alla gestione delle dichiarazioni d’intento.
Viene previsto che in capo al cedente/prestatore che effettua cessioni o prestazioni senza aver prima riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, si applica una sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’imposta.
Rispetto all’attuale impianto sanzionatorio (da 250 a 2.000 Euro di sanzione per lo stesso comportamento sopra citato) il nuovo impianto risulta essere proporzionale e non più fisso.

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