Accesso/permanenza al forfettario: il calcolo del limite dei ricavi

Autore: Giuseppe Avanzato

Anche quest’anno la Legge di Bilancio si è occupata del regime forfettario, in particolare, modificando alcune delle cause che precludono l’accesso al regime. Invariato è rimasto invece il limite unico di ricavi/compensi da rispettare per accedere/permanere nel regime di vantaggio in commento.
Il comma 54 dell’art. 1 della legge n. 190/2014, nella formulazione in vigore ad oggi, dispone quindi che i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni applicano il regime forfetario se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero percepito compensi non superiori a euro 65.000.

Come calcolare il limite di 65.000 euro – Come ormai noto, dunque ad oggi è prevista, rispetto alla previgente formulazione della disposizione, una soglia unica di ricavi e compensi che deve essere rispettata per potere usufruire del regime agevolato.

Alla luce di ciò il limite di ricavi/compensi è unico per qualsiasi soggetto aderisca al regime forfetario e a prescindere dal settore economico di appartenenza. Il nuovo limite di ricavi/compensi di 65.000 euro va verificato, come si evince dall’espressa previsione normativa, con riferimento al limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti nell’anno precedente all’applicazione del regime forfettario. Per la verifica dell’eventuale superamento del limite, si deve tener conto del regime contabile applicato nell’anno di riferimento perciò, ad esempio, coloro che hanno operato in contabilità ordinaria devono calcolare l’ammontare dei ricavi conseguiti applicando il principio di competenza e coloro che hanno applicato il regime semplificato di cui al comma 1 dell’articolo 18 del d.P.R. n. 600 del 1973 devono calcolare l’ammontare dei ricavi conseguiti applicando il regime di cassa. Il predetto limite deve essere ragguagliato all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno.
Nel caso dei professionisti, infine, sarà necessario fare riferimento solo alle fatture effettivamente incassate.

Il trattamento delle anticipazioni in nome e per conto – L’art. 15, co. 1, n. 3), D.P.R. 26.10.1972, n. 633, prevede che non concorrono alla formazione della base imponibile dei professionisti le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte, purché documentate.

I rimborsi delle spese anticipate in nome e per conto del cliente, qualora vengano rispettate le condizioni suindicate, sono esclusi dall’Iva, non vanno assoggettati a ritenuta d’acconto e non concorrono a formare né il volume d’affari né il reddito professionale.
Oltre ad avere una spesa documentata da fattura (o altro documento idoneo) queste spese anticipate dovranno essere riportate nella fattura che il professionista staccherà al proprio committente.
Sulla fattura del professionista dovrà essere riportata, accanto al valore dell’importo delle spese anticipate, la dicitura spese anticipate ex. art. 15 DPR 633/72.

Chiaramente, l’importo del rimborso spese deve essere uguale all’importo delle spese anticipate.
Da quanto detto appare evidente che tale tipologia di spese, sebbene riportate in fattura, non concorre alla formazione del limite di 65.000 euro previsto dal comma 54.

Così ad esempio un professionista che nell’anno d’imposta 2019 ha emesso fatture per 66.000 euro, delle quali però 2.000 euro sono costituite da spese anticipate ai clienti ex art. 15, potrà accedere tranquillamente al regime forfettario dal 1 gennaio 2020 perché rispetta il limite di ricavi prefissato normativamente per l’accesso al regime di vantaggio, in quanto il montante dei compensi conseguiti nel precedente anno d’imposta ammonta a 64.000 euro (quindi sotto la soglia dei 65.000 euro previsti per l’accesso).

Somme da adeguamento ISA e contribuenti multiattività – Infine, per espressa previsione normativa, non concorrono alla determinazione del limite di riferimento i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli indicatori di affidabilità fiscale. Il medesimo comma 55 della L. n. 190/2014, alla lettera b) prevede, inoltre, che quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da codici ATECO differenti, ai fini del diritto all’accesso o alla permanenza nel regime forfetario, occorre considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.
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